Trasparenza e spazialità

Figurazione pittorica, fotografica, digitalizzata, rappresentano tre modalità espressive, contraddistinte tecnicamente, o anche tre ambiti creativi interconnessi, distinti, dinamici.

Questa interazione e’ manifesta nella interessante e godibile carrellata di fotografie elaborate al computer e di dipinti di Sevil Amini, in mostra nella nostra galleria dal 22 ottobre al 5 novembre.

“Trasparenza e spazialita’” ci e’ parsa una connotazione significativa e sintetica, in grado di racchiudere i caratteri chiave dell’arte visuale dell’artista iraniana e il profilo della sua poetica nei tratti essenziali.  Sono esposte le sue ultime opere sperimentali che raccolgono gli esiti creativi del suo attuale percorso.

Sevil Amini ha costruito sull’antico terreno delle sue origini una solida formazione classica per poi specializzarsi in nuove tecnologie; fotografia e pittura sono da sempre le protagoniste del suo rigoroso percorso di ricerca, così affiancate  che le sperimentazioni che riguardano l’una  finiscono in qualche modo per coinvolgere o far riflettere sull’altra.

Il tempo in cui le due arti erano su reciproche posizioni di difesa, arroccate intorno alla propria funzione, appaiono davvero lontani.

La pittura, dal metamorfico Novecento ad oggi, e’ abituata ai piu’ inverosimili cambiamenti eppure rimane saldamente vitale, figurazione compresa.  Riguardo alle controversie affrontate dalla fotografia si può dire che sono state progressivamente appianate.

Per Sevil Amini, la musa degli iniziali autoritratti pittorici e’ proprio la fotografia; il ritratto di sé e, più in generale, l’immagine personale fotografica rimandano al principio identitario, oltremodo ambiguo e incerto. Anche l’interiorità e l’esteriorità hanno confini non definiti. In una delle fotografie esposte si intravvede uno specchio che riflette la figura posta alle spalle: è la specularità del doppio che balza agli occhi. Intanto l’attimo fermato resta inafferrabile.  L’immagine riflessa e la figura che si specchia sono autosimilari dentro l’enigma del guardare.

“Trasparenza” titola la sequenza di autoscatti elaborati digitalmente con i colori e ogni  opera è costituita da quattro carte trasparenti e su ciascuna è stampata la stessa foto ma con una colorazione differente. Ponendo una sull’altra le carte stampate e con diverse cromie si sostituisce la perdita di profondità del digitale con questa sperimentazione volumetrica (lo spessore variegato dei fogli uniti).

Le foto digitali in una stanza buia, illuminate da una luce mirata e installate sul pavimento, creerebbero variabili evanescenze e giochi di luce in uno spazio interattivo; nella nostra esposizione si è scelto invece di appenderle alle pareti dove risalta la loro trasparenza davanti allo sguardo del fruitore , catturato dalla fine bellezza dei nudi, inquadrati all’americana e sospesi leggeri. l volti sono coperti in modo che neppure essi distolgano la vista dalla pregnante limpidezza espressiva che ci riserva l’armoniosa fisicità corporea.

Stupiscono due particolari insoliti: la digital art declinata con l’eleganza classica e plastica  di una lirica neofigurazione e la presenza di un curioso e inventivo fissaggio delle foto per mezzo di fili collegati alla cornice , quasi si cercasse una maniera per spandere i fogli nell’aria, facendoli volare.

“Spazialita’”. Ci accostiamo ai grandi quadri  (olio e tecnica mista) di Sevil Amini.

Sono immagini al femminile, dipinti monocromi.  La pittura è mutata strutturalmente e ha anche abbandonato la consueta tavolozza  pur conservando una linea narrativa, sebbene più sommessa e indagatrice.

Nella seconda sequenza, dedicata alla pittura, l’artista concreta il passaggio dalla figurazione  virtuale a quella materica.   E’ un salto da un processo relazionale, di cui è difficile in questa sede stabilire i termini relativi al medium, a quello tradizionale dove il supporto diventa subito visibile.   Sevil Amini conosce sia le affinità ideative che avvicinano l’arte digitale alla pittura sia la diversità invalicabile che le segna.

E dipingere torna ad essere un bisogno, non solo estetico ma vitale, di toccare, di cercare lo spessore, e anche di andare oltre, dal volume allo spazio:  si tratta di un’esigenza attualmente centrale per la sua pittura; per ciò che concerne la digital art  tale urgenza viene soddisfatta attraverso invenzioni che spiazzano la bidimensionalità.

I quadri hanno invece soluzioni differenti, ad esempio presentano un oggetto sporgente applicato ( cassetta, cornice interna, etc.) che rivela lo stesso sintomo di essenziale libertà: la ricerca di fuoriuscire e di movimento.

Librarsi, liberarsi, esserci, ossia leggerezza, concretezza, apertura: si avvertono questi richiami nelle grandi opere pittoriche e il supporto scabro rivela la presenza di materia; il corpo centrale ha una fisicità icastica e visionaria trasportata dal terrestre aggetto in una realtà tangibile e premente.

L’artista esprime in modo diverso rispetto allo spazialismo la sua ricerca di tridimensionalità e di sconfinamento.   Si delinea come poetica esistenziale sempre giocata sul “doppio”, contraddittoriamente delicata e forte.

Anche Rauschenberg applicava oggetti comuni alle opere ma, comparando oggi, il suo colorismo e la sua cifra stilistica lo allontanano dalla pittrice iraniana.

I volti di Sevil Amini, per diversi anni uno dei soggetti preferiti, sono invisibili anche nelle tele. Parla un corpo con molti linguaggi. Non è muto.

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