Nuove poetiche astratto-informali

Questa mostra si apre al femminile presentando cinque artiste che partecipano con lavori caratterizzati da poetiche e tecniche diverse ma tutte interne al variegato panorama dell’arte astratta e informale.

E’ una proposta espositiva che intende testimoniare la vivacità di due generi artistici, originati da contesti storici novecenteschi, scelti e rielaborati dalle nuove leve; tale passaggio generazionale comporta anche la perdita di una certa aura avanguardistica a vantaggio di un novello sviluppo di senso, lasciato libero di crescere e di sprigionare differenti forme espressive.

Le indagini e i problemi di oggi si spostano su altri terreni di analisi.

Anzitutto non vanno dimenticati la notorietà e il successo finanziario dell’arte neo oggettuale.  Si tratta dell’estetica del kitsch che è anche essa una filiazione del Novecento.  Anche se cavalca l’onda della fama il kitsch rimane soltanto una parziale rappresentazione del mondo artistico.  La sua forza è nella provocazione che ha origine dal processo dissacratorio attraverso il quale estremizza il concetto di oggetto merce,  defunzionalizzandolo definitivamente; l’oggetto viene irriso come feticcio e nello stesso tempo sfornato in tutti i comparti, specie in quelli di moda e costume. La storica contestazione di Duchamp è stravolta e l’anticonformismo di facciata  del neo oggettuale è aristocratica presa di distanza dalla “massa” attraverso una denuncia barbina.

Il neo astrattismo e il neo informale restano invece capaci di uno sguardo critico, a partire dalle rispettive scelte, pronto a confrontarsi con la tecno arte che mette a disposizione la sua interattività, le sue  continue evoluzioni declinabili con ogni forma artistica che si metta in gioco.

E’ anche da sottolineare l’abbattimento degli steccati che opponevano in passato gli artisti figurativi a quelli che non lo erano: le difficoltà restano,  ma la comunicazione e gli scambi sono più fluidi e si può accennare ad una estetica eclettica, aperta, ad un’arte totale che era già il vecchio sogno dei secessionisti di fine Ottocento.

 

Maria Teresa Capelli è un’artista digitale che espone lavori di grandi dimensioni i quali esaltano composizioni inusuali e seducenti. Il prorompere delle strane curve, il caotico fermento cromatico e luministico ci lasciano piacevolmente perplessi.

I titoli sono forti, emozionalmente carichi.

“Squarcio liquido”, “Cuore metallico”, “Vortice nel buio”, “Tuoni”, evocano le invenzioni dell’artista dove il buio appare tra la luce e l’eleganza della sfera si alterna alle contorsioni biomorfiche in un paesaggio non terreno.  Il susseguirsi della sequenza ci inoltra fra le suggestioni piu’ profonde della Capelli.  E la curiosità diventa stupore quando questo mondo immaginativo spalanca quello reale che lo suggerisce.

Scopriamo  che alla fonte dell’ispirazione  ci sono i frattali, moduli franti (frazioni) della teoria del caos che sta riivoluzionando la scienza, la medicina, la cosmologia, e non solo. Si spalanca la finestra di un universo sconosciuto: il caso, un certo livello di probabilità limitata, la struttura instabile, l’autosimilarità delle forme (il loro ripetersi in modo simile) sono nuove scoperte che procedono rapide sotto la spinta informatica. I frattali sono calcoli matematici la cui rappresentazione visiva e’ bellissima.   Vita, arte, scienza.   L’artista stuzzica la curiosità mentre ci fa fantasticare con le sue  opere.

 

La pittura astratto-informale di Maria Teresa Perulli è nel segno di un colorismo acceso, espressivo e forte, dinamico e vitale, e affonda le radici nella terra, nella memoria, e nella sensibilità di un sentire che affiora potente tra colori spesso primari, saturi, puliti.

Le sue tele ricordano il concretismo birolliano e ultimamente si piegano verso un più sottile lirismo.   In “Luglio 1963, il ricordo”, un olio del 2007, dominanti i colori rosso aranciati, è sufficiente l’accostamento cromatico per ricreare l’atmosfera del paesaggio estivo mentre qua e là s’intravvedono piccole strisce bianche.

“Cavallo d’11”, “Il volo”, qui il colorismo veneto, antinaturalistico, timbrico, attenua la sua pennellata spessa e violenta, dal taglio espressionista, e familiarizza con il segno; i gesti si sciolgono disinvolti in un insolito percorso che allontana le dimensioni spazio temporali mentre il dipinto affiora “altrove”, attraverso l’onirica strada dei segni e dei sogni, in un dialogo lucido fra magici ricordi lontani di libertà.

 

Katia Vitello è una brava esordiente che è affascinata dall’astrattismo lirico russo. I suoi studi l’avvicinano alle ricerche del gruppo romano dei pittori di Piazza del Popolo, ancora oggi sottovalutato.

Inizia a dipingere provando ad esprimere i suoi pensieri ed emozioni accorgendosi subito del suo bisogno di realtà ma le sue sponde critiche e tecniche sono ancora  in costruzione e per lei e’ facile slittare fra i generi. Alcune delle opere astratto-informali, da noi selezionate, appaiono dominate dal blu con diversi richiami in oro; sono lavori che rimandano alla spiritualita’ orientale e alla sua simbologia.

Le tele presentano quasi sempre una caratteristica riquadratura che l’artista stessa ci spiega “le immagini…vengono riquadrate, come se appartenessero a uno schermo ma che non è il mezzo televisivo, ma uno schermo “altro” dove qualcosa di profondo accade”.   La profonda interiorita’ che l’artista ricerca oltrepassa il visibile e trascende in visione  dall’impronta rasserenante e in un’evocazione che mira al risveglio delle nostre forze migliori.    I suoi lavori nascono a partire dalla materia, dal colore, dagli imprevisti, dai desideri.  Contrariamente al concettualismo, l’ ‘astratto- informale che propone la pittrice capovolge l’impianto progettuale e l’idea che informa l’opera si riconosce solo a risultato ultimato.

Pennellate ricche, pastose, con l’uso anche di sabbia e di  paste acriliche,  danno corpo alla pittura di Katia Vitello le cui riquadrature si aprono verso rassicuranti orizzonti.

Un lungo trittico, tra le sue creazioni piu’ recenti, conferma le potenzialità’ coloristiche della giovane artista.

 

Maria Cristina Neviani ricorre alla materia e alle sue cromie per esaltarla e per cimentarsi con essa aggiungendovi la personale perizia tecnica e la sua emozionalità di artista.

Da questo processo  scaturiscono molteplici bassorilievi, ad esempio dittici come “Liturgie de cristal”(opera alla luce e opera al buio), ispirati alla musica di Messiaen quali inni di speranza, suoni usciti dal lager e che sottilmente legano i due lavori dell’artista.

Le composizioni scultoree  di Neviani sono astrazioni plastiche percorse da vibrazioni luminescenti, create dal lucore dei pigmenti e dai mutamenti chiaroscurali dovuti al passaggio alternato del tempo; sono opere che” cambiano pelle”, variazioni di un sorprendente duplicarsi della visione

Sia gli svariati colori della “polvere” lignea, pazientemente raccolta, le fosforescenze dei pigmenti e il loro cinetismo, i metalli, la pietra, la ceramica , il vetro, sia il linguaggio lirico intessuto di reminiscenze, di scoperte musicali e  di viaggi confluiscono in una singolare estetica. L’artista vive fra l’antico e il contemporaneo, nella luce e nel buio, fra silenzio e  suono, e la musica, ricca di armonie e dissonanze e’ il dinamico filo conduttore.

 

Guardiamo ancora una volta i bassorilievi: il legno e il marmo si accordano con la modernità dell’acciaio e della ceramica, i colori vivaci o tenui, le forme stilizzate, tutto e’ all’insegna dell’essenzialità.  Come per i greci, il bello e’ il bene; la bellezza e’ semplice e raffinata.

 

Il neo astrattismo geometrico di Eva Reguzzoni è una pittura del tutto nuova e briosa che potrebbe stupire chi facesse riferimento al suprematismo russo o al neoplasticismo di Mondrian del primo novecento o alludesse a un pigro adocchiare all’interno dell’arte programmata della seconda parte del secolo scorso.  L’artista dimostra di conoscere bene la storia dell’arte astratta e per questo può permettersi di scherzare mantenendo il rigore, e di alleggerire la severità delle composizioni.

I suoi quadrati che si ripetono uguali evitano la serialità, la loro disposizione spaziale scantona il  rigido sistema ortogonale di Mondrian, la complessa e inafferrabile stesura del colore svicola le sfumature e la volumetria.

Tutto è declinato in molteplici grafie. Le linee appaiono sottili, altre più spesse, il contorno diventa variabile, nitido o leggerissimo, secondo necessita’.

L’insieme dei colori è un unicum di contrasti luminosi che geometrizza con pacata decisione una parte formale stagliata nel celeste o nel blu. Nel guardare queste tele l’immaginazione corre.   Sembrano  pezzi di costa affacciati sul mare, o un ponte, dei tracciati, ed ecco il mare si trasforma in cielo, in contrasto con una casa svettante.

E’ un piacevole caos dalle regole non dette.  Il tema dell’ordine caotico e frammentato è un tema che, altrimenti svolto, interessa anche l’artista digitale Maria Teresa Capelli.

In ogni caso siamo davvero dentro ad un’area tematica della contemporaneità.

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