nei meandri dell'immaginarioL ‘immaginario collettivo viaggia lungo il filo del ricordo, trainato dalla narrazione suggestiva che il popolo annoda alla sua storia e trasfigurato da una miscellanea coloratissima di interpretazioni, da un garbuglio chimerico di miti, simboli, allegorie, da tutto un mondo, cui manca il fondo, nel quale siamo immersi.
L’immaginazione del singolo pesca all’interno di quel mondo ed emerge sgocciolante, fra sogni, memorie, desideri.
Durante il Romanticismo “l’immaginario”, “la fantasia”, sono stati rivalutati al punto da rappresentare la via privilegiata per le arti, il potere magico della creazione, capace di fluttuare tra reale e irreale.
Nella seconda meta’ del Novecento, invece, una parte delle nuove correnti artistiche hanno controproposto con forza la serialita’ dell’immagine, l’impersonalità dell’opera d’arte e l’ ininfluenza dell’artista protagonista; si voleva un’azione asettica e minimale, un ritorno all’ordine fatto perlopiu’ di rifiuto del colore, a volte un’autentica cromofobia, o ancora una radicale messa in discussione dell’oggetto artistico e del ruolo dell’ “operatore”.
Non e’ questa la sede adatta per approfondire fenomeni artistici e culturali di vasta portata, diversificati sul piano internazionale e di articolata e complessa natura.
Basti dire  che oggi sono venuti meno sia certi eccessi di radice romantica sia  le esagerazioni causate dalla chiusura totale verso ogni espressione dell’io. La confluenza di contaminazioni di ogni genere si sono rivelate, da questo punto di vista, liberatorie apportando nuove energia e freschezza al lavoro delle ultime generazioni.

I meandri dell’immaginario e’ il titolo di questa mostra.
Ogni artista ci lascia entrare fra le curve dei pensieri e delle  fantasie, nella contemporaneità del suo singolare universo poetico.

Andrea Poggipollini ha uno sguardo curioso, si interroga, riesce ancora a provare stupore e sdegno e i suoi sentimenti forti si esternano attraverso un linguaggio allegorico. Egli usa diversi strumenti espressivi ( scultura, fotografia, installazione) con la versatilità’ necessaria alla sua estetica.
L”artista espone una composizione che titola “I sette vizi capitali” e li rappresenta mediante altrettante scene fotografiche con figurazioni in bianco e nero e con l’ aggiunta di due riquadri scritti; si viene a formare un’unica opera che rivela con chiarezza le debolezze dei vizi in gioco e le considerazioni dell’artista. E’ tematicamente affine la scultura a muro, sotto forma di croce, denominata “Via Krucis” e costituita da legno e materiali vari. Essa rimanda al binomio ” vita morte “- impegnativo e centrale per Andrea Poggipollini – visualizzato  allegoricamente come nel precedente lavoro. Le mani aperte o chiuse, fasciate o inchiodate sui legni incrociati appaiono emblematici segni di violenza e dolore che infine ci indirizzano verso il centro della croce : qui un cuore  tracciato sul palmo di una mano aperta e accogliente da’ significato al mistero. Sono opere dinamiche e inquiete, acromatiche o parche di colore, scaturite da un pensare che diviene visione.

Sandra Vandelli, pittrice e fotografa, da qualche anno e’ impegnata nella sperimentazione dando forma a particolari creazioni di Digital art, un campione delle quali  e’ presente in mostra.
Le sue opere sono visioni sospese fra il sogno e la veglia, surreali figure di donna in cui traspaiono oppure si fondono le alterita'; gli scenari diventano lampi di luce che dilagano tra colori da fiaba, tra delicate trasparenze  e movimentate  forme trasposte e sovrapposte.
Sembra che sia apparso un miraggio dove il visibile diventa trascendente e l’inafferrabile si può’ quasi toccare ma oltre questa felice apparenza che ci sorprende rimane la percezione di essere di fronte a una meditata attivita’ conoscitiva che mira alla sostanza dei vissuti, alla ricerca di senso, attraverso uno scavo tuttora in corso.

Mauro Maffina, geniale artista di Digital art, non solo conosce tutti i “trucchi” del mestiere ma ci profila un percorso dinamico, intenso sia per il retroterra culturale che lo sostiene sia per l’evoluzione inventiva di quelle che lui chiama  “visioni artigianali”.
L’artista opera attraverso i lavori degli autentici rimandi a specchio del suo quotidiano ma i dettagli del vissuto vengono interpretati dalla sua fantasia che li estrapola proiettandoli nel suo orizzonte creativo.  Si intravvede una vena ironica, scanzonata e ludica. Non per questo le elaborazioni fotografiche scadono nel superficiale, piuttosto affrontano la realta’ in modo asciutto, pungente.
Il mondo sfuma entro queste poliedriche immagini che puntano sull’innovazione e via via interiorizzano gli influssi di partenza.
Dapprima infatti giganteggiano gli apporti dada e surrealisti, specie il rivoluzionario lascito di Man Ray, sovvertitore dei canoni fotografici  espressivi e compositivi; in seguito Mauro Maffina elabora una poetica e uno stile sempre meno condizionati dai maestri.
Anche la Pop art nelle ultime composizioni e’ completamente fatta propria  e le recenti foto creative dell’artista nascono pittoriche, quasi oniriche, le linee acquistano un segno rapido, in un impianto piu’ libero e personale.

L’universo femminile e’ esplorato non solo dalla Digital art di Sandra Vandelli ma anche dalla delicata pittura di Alessia Brozzetti.
Sono modi diversi di guardare. Alessia Brozzetti e’ un’esperta grafica e cura l’equilibrio forme-colori con molta attenzione; l’elevata qualità’ disegnativa si accompagna ad un’accorta stesura del colore nella quale domina un cromatismo vivace e piatto, distribuito in maniera efficace ma essenziale.
La pittrice interpreta la figura della donna stilizzandone l’immagine con eleganza e con un tratto morbido,  accattivante e sicuro: e’ un’elaborazione iconica e coloristica di marca orientale che pero’ si attaglia ai nostri gusti occidentali. In effetti tale scelta raffigurativa richiama alla mente i manga, largamente diffusi anche nella nostra cultura.
Inchiostri, chine e acquerelli sono le tecniche usate piu’ frequentemente e “piegate” alla solarità   della pittura dell’artista.
Si tratta di un immaginario estroso ma che non si esime sia dal pronunciarsi sulle ombre del nuovo millennio sia dall’accettare fantastici momenti di sogno.

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