Esplorazioni intrise di luce

“L’opera d’arte è il farsi evento della verità, compresenza di illuminazione e

nascondimento”

(M. Heidegger – L’origine dell’opera d’arte)

 

 

 

Ci aggiriamo  fra imponenti tele che aprono la mostra di Gaetano Fiore, esploratore incessantemente immerso fra gli intricati sentieri della ricerca. Questi ultimi si manifestano come  viottoli che paiono perdersi o esaurirsi al limitare dei boschi.

“Holzwege”, sentieri interrotti.   In realtà sono vie tutte interne allo sperimentare, selve oscure dantesche o viaggi onirici o ancora altro, sempre tragitti esistenziali filtrati dalla luce dell’artista.

“Arazzi” è il nome sotto il quale raccogliamo non solo la serie di quadri omonimi

ma una esaustiva esposizione delle opere più recenti del pittore.

È  una mostra in cui si avverte l’intento di dialogo, lontano dalla provocazione ottundente. Si fanno avanti  piuttosto ombre e chiarori, silenziose cromie, pause musicali e diafane, riprese di un lavorio pittorico robusto che svolta e comunica in un’estensione vitale. Pare cioè che si crei una tensione  avvolgente per chi crea e per  chi gli si trova in qualche modo accanto.

Il “Tributo a Bill Dixon”, in grande formato, campeggia.    Musica e pittura parlano dentro un linguaggio di arte totale. Si tratta di  una ricerca e di un invito.

I quadri si offrono come frammenti essenziali ad un astrattismo rigoroso nelle quali  forme pure racchiuse dentro lo spazio sfaldano con imperiosa necessità la struttura geometrica nella sua assolutezza,  conservandone il senso ma rielaborandolo.     Si intravvede una meditata forza spinta verso una liricità di nuova e intensa concretezza pittorica.

Spazio, tempo, prospettive, già profondamente modificati nella costruzione di Fiore, ora perdono gli ultimi accenni (davanti, dietro, etc) del classico dettato visuale.

La fisicità dell’opera come interruzione di spazio e assorbimento di tempo fa sì che le dimensioni spaziotemporali  diventino un  unicum.

Sfilacce cromatiche dai fondi del dipinto si protendono madide di luce.

I problemi trattati dall’artista sono profondamente sentiti nell’arte della tarda modernità e in epoca contemporanea.

Emblema, pittore e amico di Fiore, detesse la tela proteggendo la vita del quadro pur fra le trasparenze di spazio che lo sfilamento permette.

Con il Novecento si completa  lo scombussolamento di ogni coordinata precostituita. Rothko, grande maestro, sostituisce, ad esempio, lo spaziotempo accademico, che funge da vuoto in cui si inserisce la scena, con una concezione di “pieno”, dal sapore arcaico, nel quale  si immerge la realtà pittorica.

In questo percorso quadro l’artista lavora tra le dimensioni e la luce, l’immanenza e il trascendente.

 

 

“Sento il soffio di un vento sottile/spiare dal buio degli eventi”

(G. Mahler – I canti della terra)

 

La pittura antecedente di Fiore, dedicata agli “Alberi”, cammina su strade di campagna, nella natura.   Come scrive lo stesso artista – ” ..L’idea della ramificazione con una sua disposizione, l’idea di una diramazione concreta, simbolica in crescita, che spazia con il colore e solo grazie ad essa si materializza, si traduce in vibrante ma tacita vitalità..”

Allusioni figurali trasmutano in sagome in movimento, ma non è che un attimo di incanto dettato dalla fantasia. Alberi come esseri umani, sono radicati e vivi,  insieme slanciati in un verticale desiderio, verso uno sconosciuto illimite.

L’ artista lavora da sempre trattando personalmente i pigmenti e ne trae un colore saturo, si potrebbe dire allo stato “vivo”, trasmettendo il pensiero della bellezza, che lo accompagna oltre la soglia del decorativo, verso il sovratemporale che impregna la sua poetica.

 

La mostra si chiude con una preziosa pubblicazione di serigrafie dell’opera ” Alberi amanti”, serie stampata dalla Essedi Edizione Genova e curata da Andrea Petrai.

 

 

 

 

 

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